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lunedì, 01 dicembre 2008

INNAMORATI DI MOURINHO

mourinho

Mourinho il grande

I primi ad elogiarlo sono i suoi colleghi: "Bravo Mourinho" dicono tutti.

E in effetti dove lo trovate uno che in meno di tre mesi di campionato ha portato l'Inter in fuga in campionato (+6), l'ha già qualificata al secondo turno di Champions League (perdendo in casa contro il Panathinaikos, va bene, ma nessuno è perfetto...) e soprattutto rompe gli schemi, parla chiaro, aggredisce, semina addirittura tempesta nello stagno tranquillo e iperconformista degli allenatori italiani?

Ma dove lo trovi uno che di un suo giocatore - Mario Balotelli, 18 anni, talento puro, invidiato da tutti, esuberante di carattere e messo da parte da Mourinho dopo l'esplosione con Mancini lo scorso anno - parla pubblicamente così:

"Gli ho detto che sono preoccupato, lui è un patrimonio del calcio italiano e dell'Inter.

Deve lavorare di più in allenamento, impegnarsi a fondo come Zanetti o Cordoba.

Non posso accettare che un giocatore come lui, che ancora non ha fatto niente, non si impegni come i campioni che ha al fianco.

Se si allenasse al 50% dei vari Zanetti e Figo, sarebbe già un giocatore tra i primi del mondo: invece lui si allena al 25% e non va affatto bene.

Ovviamente deve rimanere all'Inter, ma deve cambiare se vuole rimanere con me".

Accidenti che lezione, chiarissimo.

L'uscita ha trovato anche il consenso di Moratti:

"E' stata una cosa affettuosa.

Anzi, l'ho trovata seria, affettuosa e professionale.

E siccome Balotelli è intelligente, certamente l'ha capito"

L'uscita riporta in primo piano il cosiddetto metodo Mourinho.

Ma non tanto il sistema di gioco, quanto il suo modo tutto personale di confrontarsi col mondo del pallone.

Il portoghese non è stato un grande giocatore, anzi era discretamente mediocre, tutto il suo sapere, la sua scienza, quindi, se l'è costruita da solo, passo dopo passo.

Da traduttore di Bobby Robson fino ad allenatore più pagato e idolatrato del mondo.

Possiamo quindi ricostruirli i punti fissi della sua teoria.

1) Impegno e concentrazione - I giocatori devono concentrarsi e impegnarsi al massimo in partita e in allenamento.

L'allenatore, proprio per tenere viva l'attenzione dei calciatori, ha nel suo "book" oltre 200 esercizi di base diversi, tattici e tecnici.

2) Catalizzare le critiche - Mourinho fa scaricare su se stesso tutte le attenzioni del pubblico e dei media.

Non è solo egocentrismo - anche se si fa pagare benissimo per questo - ma l'esigenza di tenere le bufere più lontano possibile dalla squadra.

Certo, poi ci sono le eccezioni e le frustate psicologiche: come il messaggio spedito a Balotelli.

3) Rapporto diretto con i media - E' lui che deve spiegare tutto ciò che avviene dentro la squadra; è lui il solo autorizzato ad aprire più o meno il sipario che nasconde lo spogliatoio.

Mou non ama, anzi detesta, il confronto con gli altri allenatori e con la critica ha un rapporto crudo e diretto: anzi, attaccare i critici è la sua specialità.

Vedi le frequenti alzate di tono prima e dopo i match.

Ma solo lui può permettersi atteggiamenti del genere.

Non i giocatori.

4) Disciplina ferrea - La disciplina nel gruppo è ferrea, non sono ammessi personalismi eccessivi.

L'allenamento è fondamentale e va rispettato.

Ne sa qualcosa Adriano, colpevole di aver fatto la notte in bianco, come suo solito, in un locale notturno.

Messo immediatamente fuori squadra e rientrato, a sorpresa, per il match con la Juve.

5) Ritardi vietati - Ovviamente non sono ammessi ritardi.

L'allenamento comincia con i giocatori che ci sono, fossero anche 14-15.

I ritardatari vengono rimandati a casa e quindi multati.

6) Parlare chiaro ai giocatori - Mourinho ha un rapporto diretto con ogni giocatore, parla chiaro e spiega esattamente cosa vuole dal punto di vista tecnico, tattico e di comportamento.

Gli ordini, anche quelli semplicemente tecnici, devono essere rispettati, pena l'esclusione.

Vedi il famoso caso Cruz, messo fuori per insubordinazione tattica.

O il caso Quaresma, che prima ha goduto di ampio credito da parte del tecnico, poi, dopo congruo avvertimento, è stato escluso.

7) Preparazione scientifica della partita - Il tecnico fa fare schede molto meticolose degli avversari, vengono fatte richieste tattiche precise a ogni giocatore e vengono preparati persino dei video che tutti devono esaminare e studiare.

Anche questo è lavoro.

8) In panchina anche tecnologia - Ultimamente Mourinho si è visto in panchina accanto al suo vice Baresi con un notes blu dove prende appunti.

In Inghilterra usava spesso schemi plastificati e pennarelli.

In qualche occasione persino dei tablet-computer dove poteva rivedere le azioni, consultare statistiche ecc.

9) Il metodo di gioco - Lo schema preferito da Mourinho è il 4-3-3, ma per quanto si creda il contrario, la tattica e in particolare il modulo non è il chiodo fisso di Mourinho.

A parte il fatto che adesso lo ha anche modificato nell'ormai diffusissimo 4-3-1-2 (vedi anche Palermo, Roma, Fiorentina, Lazio ecc.), per Mou sono fondamentali atteggiamento, aggressività, ripartenza, il saper rovesciare l'azione in pochi secondi, riconquistare immediatamente palla e scaraventarsi all'attacco.

10) Tutto in archivio - Tutte queste nozioni, tutti gli appunti di oltre 18 anni di attività (Mourinho a gennaio compirà 46 anni), compresa la sua laurea in professore di educazione fisica sono contenute in un immenso archivio, computerizzato ma per buona parte ancora cartaceo.

Quando deve risolvere un problema, studiare un avversario o una situazione tattica, scartabellare tra gli appunti delle centinaia e centinaia di partite da lui affrontate, il professore di Setubal si chiude nel suo studio a risolvere l'arcano.

Postato da: ilcompetente a dicembre 01, 2008 20:00 | link | commenti |




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